Home Itinerario Turistico

La Campagna

PDF  Stampa  E-mail 

Il duro lavoro nei campi ha costituito da sempre una costante nella vita del Salento; oggi le cose sono un pò cambiate, se da una parte c'è un più organizzato processo di produzione agricola, dall'altra c'è un continuo abbandono della coltivazione delle campagne. La piccola comunità di Martignano, un tempo interamente dedita alla cura dei campi, oggi ne fa un hobby per molti e un lavoro per pochi. 

Tra i frutti di questa terra troviamo l'olio, nettare prezioso che sgorga da immensi uliveti forgiati dal vento ( vedi la raccolta delle olive); il grano; gli ortaggi; i pomodori e tanti altri prodotti. Ma la coltura per eccellenza in questa zona del Salento è costituita dal tabacco, anche se in questi ultimi anni si è fatta largo la necessità di una conversione agricola a causa della sempre più minore richiesta.

Se in passato tutte le famiglie di Martignano erano occupate dalla produzione del tabacco, oggi sono in poche quelle che integrano il proprio reddito in questo modo, e pochissime quelle che ne fanno affidamento come unica fonte di sostentamento. 

Il ciclo di produzione del tabacco inizia con la semina in piccole serre, dove le piantine crescono fino ad essere trapiantate nei campi. A queste operazioni segue l'attesa per la giusta maturazione delle foglie; queste vengono raccolte di volta in volta che maturano, per cui le piante si presentano con un gambo spoglio in basso e ricco di foglie "verdi", cioè immature, in alto.

 Di solito occorrono 4/5 cicli di raccolta per pulire interamente la pianta che una volta fiorita muore. Questi cicli di raccolta vengono denominati in sequenza, "frunzone", "terza" , "seconda" e "prima".

 

Le foglie raccolte vengono trasportate in dei teli chiusi a "fagottino" detti "mante" e "cucite" insieme fino a costituire delle "collane" della lunghezza di circa un metro. Questa operazione fino a pochi anni fa era eseguita con dei lunghi aghi, detti "cuceddhe"; oggi vengono usate delle macchine che, alla stregua di vere e proprie macchine da cucire, realizzano le collane di tabacco, dette "'nzerte".

Le "'nzerte" sono così pronte per l'essiccazione che avviene sopra delle strutture di legno, chiamate "taraletti", dove  vengono appese in modo da non toccare il terreno. Queste strutture, allineate lungo le strade o in appositi spazi in campagna, sono dotate di archi metallici su cui scorrono, in caso di pioggia, dei teli di plastica. Ogni "taraletto" contiene una ventina circa di "'nzerte" che, una volta seccate, vengono legate insieme, in gruppi da 10 circa, formando quello che viene denominato "pupulo".

 I "pupuli" vengono realizzati in ore mattutine ed in giorni particolarmente umidi, questo perchè le "'nzerte" possano essere toccate senza sbriciolarsi. 

Per dare un'idea temporale del ciclo di produzione del tabacco ripercorriamo un pò le tappe:

- ad inizio anno avviene la semina in piccole serre;

- tra fine inverno ed inizio primavera le piantine vengono trapiantate nei campi;

- quasi a fine primavera inizia la raccolta che prosegue anche fino a settembre e più;

- ad  inizio anno  avviene la consegna alle cooperative.

Le cooperative classificano il prodotto, lo privano dei fili della cucitura, lo ripuliscono e lo inviano al monopolio di Stato, dove avviene il confezionamento delle sigarette.

Certamente la fase più dura è costituita dalla raccolta, anche perchè il tabacco viene raccolto con la pianta ad altezze diverse. Si comincia con il "frunzone" che richiede di stare per ore abbassati sulle piante, per finire con la "prima" che avviene su piante che possono anche superare i due metri di altezza. Più la pianta è innaffiata e più cresce, per cui avere a disposizione l'acqua per l'irrigazione vuol dire maggior raccolto.

I "pupuli" vengono poi destinati in locali protetti, appesi sui soffitti, dove completano l'essiccazione. Dopodiché  vengono riposti in delle casse di legno o cartone. Questa costituisce l'ultima fase di lavoro del produttore del tabacco; a questa segue la consegna alle cooperative che si occupano delle fasi successive, dopo aver classificato e specificato la qualità del prodotto.

Senza dubbio la produzione di tabacco è destinata ad esaurirsi e pur credendo che ciò sia giusto, speriamo che le nostre campagne possano ospitare frutti diversi. Un tempo percorrere le strade di campagna significava entrare in un mondo fatto di fatica e lavoro, ma anche di soddisfazione e fiducia nella vita; oggi la campagna appare deserta e triste nel suo abbandono.

tabacco_in_cassa.jpg

tabacco_appendere_le_nzerte.jpg

tabacco_in_fiore.jpg

tabacco_mante_aperte.jpg

tabacco_piantato.jpg

tabacco_pupuli.jpg

tabacco_ruddhe_aperte.jpg

 tabacco_taraletti.jpg

 

Raccolta delle ulive*

* Giuseppe Palumbo, "Una preziosa raccolta salentina", in "Illustrazione del popolo", 1923

 

Oju e ssale, ogne erba se po' mmangiare!

 

Quella serrata e quasi ininterrotta boscaglia di olivi maestosi e più volte centenari, che occupa il tallone d'Italia da lecce in giù verso Otranto, Leuca e Gallipoli fino alle due coste ionica ed adriatica, si presenta durante la stagione invernale sotto un aspetto di vivacità e gaiezza impensata.

Vi è la nota animatrice dei contadini, che dai borghi invadono ogni angolo della campagna per la raccolta del piccolo ma preziosissimo frutto.

Le olive cominciano a maturare generalmente alla metà di ottobre. Esse però non si colgono direttamente dall'albero; ma si attende che cadano da sole a terra, onde servirsene proprio al momento in cui sono più cariche di umore, e perciò più adatte alla molitura.

La raccolta quindi non si fa in una sola volta, ma in diverse passate, a seconda della stagione più o meno rigida e ventosa. E questo fatto spiega la lunga durata della raccolta medesima, che va in media dalla fine di ottobre alla metà di gennaio.

Tale ufficio è affidato esclusivamente alle donne, alle giovani e svelte contadine locali. Costoro a stormi di quaranta o cinquanta  s'avviano ben per tempo in campagna; s'inoltrano per gli oliveti fitti e misteriosi, e attendono alla paziente opera loro.

Curve fino a terra con un piacere fra i piedi, cercano accuratamente l'utile frutto in mezzo al terriccio ed alle erbe, mentre per distrarsi un po' cantano le loro passionali canzoni d'amore. Dolce contrasto tra la primavera dei cuori e la gelida e silenziosa natura....Questo lavoro, lungo, faticoso, uniforme, dura due mesi; poi varia alquanto.

Alla fine di dicembre non vi sono che poche altre olive, tanto che non vale la pena di aspettare che cadano da sole. Per fare più presto si fanno venire giù a forza. Ma a ciò non bastano le donne; ci vogliono dei giovanotti. Ed allora compagnie di contadini svelti ed agili come scoiattoli s'arrampicano per mezzo di scale o a forza di braccia, su per gli alberi a staccare a mano la frutta superstite, mentre le donne da terra coadiuvano efficacemente abbacchiando. E dalla campagna le olive passano poi ai frantoi, ai vecchi trappeti meridionali, scavati il più delle volte nel sottosuolo ed impiantati con sistemi tuttora empirici. Da dove però uscirà ben presto quell'olio puro e luccicante, quasi oro liquido, che è fra i più ricercati prodotti della nostra penisola.

 

ipogeo_lavoro.jpg

processo di molitura nei frantoi ipogei

 

ipogeo_2_.160.jpg

 

 ulivi-3_160.jpg

 

ulivi-5.160.jpg

 

 venditore_di_olive.jpg